Padre Rocco!

Share This:

‘a Maronna t’accumpagna!!!

Padre Rocco e le mille edicole votive di Napoli per grazie ricevuta. [1]

Gregorio Maria Rocco, padre domenicano nato nel 1700, comunemente chiamato Padre Rocco, si può tranquillamente considerare il protettore dei derelitti.
Non si contano le opere di carità, gli aiuti ed i sussidi che riusciva ad avere per quella gran massa di uomini avviliti ed umiliati dalla povertà.
Benvoluto anche dai nobili e dai Borbone, Padre Rocco riusciva ad ottenere, quasi sempre, ciò che desiderava. Collaborò con il re Carlo III alla ideazione di un ospizio per dare un ricovero a tutti i poveri del regno, l’Ospizio dei Poveri a Piazza Carlo III.

 

 

Albergo dei poveri, Piazza Carlo III, Napoli. (Foto Baku) Albergo dei poveri in costruzione, litografia del D’Ambra fine ‘800.

 

Nel 1751, ad opera di Ferdinando Fuga, ebbero inizio i lavori per la costruzione che durarono quasi ottant’anni, terminando nel 1829 per cui il povero padre Rocco, morto nel 1782, non ne vide la fine, così come molti poveri non vi poterono essere ricoverati.

 

Padre Rocco è ancora oggi famoso perché, oltre a predicare il Vangelo e a fare opere di bene, imponeva il rispetto delle regole e della Fede con un nodoso e robusto bastone che giudicava il mezzo più indicato per accaparrarsi e conservare il rispetto dei fedeli.
Grande “invenzione” di padre Rocco fu quella dell’illuminazione delle strade che nella Napoli del ‘700, era inesistente.
I nobili venivano scortati da servi con lanterne ed la povera gente, onde evitare brutti incontri, la sera si rintanava in casa.
I delinquenti, ed erano molti, la facevano da padroni: essi si appostavano al buio tendendo una corda nella quale il malcapitato che inciampava, veniva immediatamente sopraffatto (da qui nacque il detto “e che te cride ca’ vaco a mettere ‘a fune ‘a notte”, per dire: non vado mica a rubare). Dopo un primo tentativo di far mettere delle lanterne ad olio sulle finestre, che venivano prontamente distrutte dai ladri, al Domenicano venne l’idea vincente. Il sentimento religioso nei napoletani, anche nei ladri e nei delinquenti, é sempre stato molto forte, allora Padre Rocco, ogni 5 o 6 case consegnò ai fedeli più devoti delle immagini sacre, sacre imponendo, ove necessario con il famoso bastone, di appenderle fuori delle case ed accendervi, per devozione, uno o più lumi ogni sera. Le lampade non furono più distrutte e Napoli ebbe la sua prima illuminazione.

Nacquero così le tante cappelle che ancora oggi troviamo agli angoli dei vicoli e che ancora oggi sono oggetto della venerazione popolare. Napoli ebbe, in tal modo, la sua prima illuminazione e, dicono le cronache, divenne la città più illuminata d’Europa.

Gran parte delle edicole settecentesche non esiste più cancellata dagli interventi urbanisti del ‘900 tra cui i più distruttivi furono quelli che hanno interessato il Corso Umberto e l’area della Stazione Centrale.

 

 

La stazione di Napoli Centrale in una rara incisione di fine ‘800 (coll. A. Gamboni).

 

 

Comunque, anche se la loro collocazione primaria nasce come esigenza sociale, il culto che è nato intorno alle Edicole Votive ancora oggi è vivo. Le Edicole Votive sono testimonianze dello spirito della città, che andrebbero comunque salvaguardate e inserite in percorsi legati allo studio e la conoscenza della realtà cittadina.

 

 

[1] Tratto da A’ Maronna t’accumpagna. Padre Rocco e le mille edicole votive di Napoli per grazia ricevuta, Antonio Coppola, Barbati Giangaetano, Editore Intra Moenia, marzo 2003.

Lascia un commento